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	<title>Patrizia Nigro</title>
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	<description>dipinti, quadri e pittura su tegole a Treviso</description>
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		<title>La poetica di Patrizia</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 19:49:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Accostarsi alla pittura di Patrizia Nigro è come ritrovare un baule nascosto nel solaio ed aprirlo con curiosità, dopo aver esitato un istante mentre la mano ci scivola sopra a tastare la superficie. E’ aprire una porticina ben nascosta sotto le radici di un immenso albero, come accade in alcune fiabe, mentre alcune fate svolazzano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Accostarsi alla pittura di Patrizia Nigro è come ritrovare un baule nascosto nel solaio ed aprirlo con curiosità, dopo aver esitato un istante mentre la mano ci scivola sopra a tastare la superficie.</p>
<p>E’ aprire una porticina ben nascosta sotto le radici di un immenso albero, come accade in alcune fiabe, mentre alcune fate svolazzano intorno scampanellando.</p>
<p>Ed addentrandoti nei suoi lavori, personaggio dopo personaggio, ambiente dopo ambiente, non puoi dubitare di ciò che hai davanti: i visi sono tutti lì, che ti fissino o che guardino altrove, sono tutti lì.</p>
<p>Ce li hai davanti, chiari, lucidi, palesi, anche sfacciati, se vogliamo.</p>
<p>Volti timidi e volti sicuri, tutti comunque senza esitazione. Da un primo sguardo, sembra che tutto sia semplice e lineare, senza ombre o messaggi velati.</p>
<p>Uno sguardo che ti fronteggia e che vuole dialogare, una figura ferma, quasi bloccata a mezz’aria mentre stava vivendo il proprio momento.</p>
<p>Ma se hai davvero gli occhi per immergerti nei quadri, puoi trovarti a fantasticare sulle trame e gli innesti che creano le opere.</p>
<p>Perché uno sfondo non è sempre un semplice sfondo, non sempre è un qualcosa di minor valore rispetto al soggetto: ci sono labirinti minuscoli, ensemble di materiali ed intenzioni, parole e poesia; piccoli germogli che parlano sottovoce rispetto al tono altisonante dei protagonisti dei dipinti.</p>
<p>Raccontano forse il vero cuore che si è lasciato rinchiudere nella cornice, con tutti i messaggi, le inquietudini e le illuminazioni che porta con sé. Un paesaggio che sa svelare con calma i propri segreti, solo a chi vuole davvero farsi rapire da ciò che ha davanti.</p>
<p>Il colore arriva anch’esso senza dubbi: forte, pieno, così denso che a volte può sembrare piatto.</p>
<p>Fasce e perimetri monocromatici, netti tagli di ombre e luci, come se l’immagine prima d’essere una figura fosse una serie di oggetti, frammenti di carta colorata sovrapposti. Ed il mistero e la bellezza è che la vita viene creata da qualcosa di geometrico ed inanimato.</p>
<p>Toni caldi e sfrontatamente brillanti, escursioni tra brillanti e lucciole fanno breccia tra drappeggi cupi e pareti di nero profondo, quel buio che è profondo come l’abisso. Nel tutto, è un viaggio da questo preciso istante, a ritroso fino a degli albori primordiali. Come la storia di tutti i bimbi che crescendo smarriscono la luce dell’innocenza, e giorno su giorno vengono stretti da una morsa vitale che ingrigisce e ti sfibra nell’andare.</p>
<p>Il sogno però esiste ancora, e pare forte e vivo, nel lasciarsi cadere e nel non cadere mai del tutto. E filtrano le luci, s’accentuano i colori oltre il velo scuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Esiste la determinazione, la speranza e la follia del sgusciare oltre ed imprigionare il nero che stritola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Davide Vettori</p>
<p>musicista-scrittore</p>
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