Incontrando con lo sguardo i
dipinti di
Patrizia Nigro si avverte subito
l'invito ad una
contemplazione che concede spazi al di fuori delle analisi
concettuali precostituite.
Sono immagini le cui luci e colori, che traggono radici dal
vissuto
personale ed intimo dell'autrice, come prima impressione fungono da
collegamento verso il
mondo onirico di ciascuno di noi dando, attraverso
forme mai dure o prigioniere di una struttura preordinata,
ampio respiro
alla percezione del tempo.
I soggetti, colti in un momento di meditazione, quasi a riflettere
l'osservatore in un gioco di specchi ed invitarlo a perdersi in una sorta di
viaggio ipnotico ove albergano i quesiti fondanti dell'essere,
prendono
spessore e vita nel tramite di pennellate materiche e decise macchie di
colore, sicure quanto la volontà di tracciare una coordinata trasversale fra
spazio e tempo, nell'umano tentativo di trattenere qualcosa dalla presenza
transitoria dell'uomo e delle sue gesta sulla Terra.
E la mano dell'autrice tesse questa tela raccoglitrice/salva vita tirandone
le fila dall'inconscio, passando per la
dimensione del sogno, dove la sua
esperienza artistica ha trovato l'alcova le cui luci e colori riscattano la
volontà ed il desiderio terrestre.
Si coglie quasi, davanti ai volti raffigurati, l'impressione che essi stessi
si proclamino
autori del proprio tempo, quasi l'autrice gliene concedesse
libero arbitrio mettendoli al proprio livello fino a lasciarli camminare al
fianco di chi li guarda.
E' nel
contrasto fra contemplazione e tratti decisi che la riflessione trova
il suo spazio nella realtà attiva, pur nel silenzio di un volto. Ed è nel
culmine di queste percezioni visive che l'attenzione viene opportunamente
ricondotta su di una linea, sul dettaglio di un corpo, di un volto,
nell'epica ed esasperata
ricerca del bello lasciando lo sguardo
dell'osservatore proteso come su di una finestra verso un mondo ancora
intatto, immacolato, da scoprire.
Silvia Presazzi